VANNI ON STAGE

Uno speciale progetto fotografico che celebra il genio creativo e il mondo del teatro italiano, opera e prosa, conosciuto in ogni angolo del mondo.

Gli occhiali VANNI entrano in scena su un vero palcoscenico, una maquette in miniatura, realizzata dagli studenti di scenografia teatrale dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.
Uno shooting di occhiali che utilizza i set in miniatura come sfondo degli occhiali della nuova collezione. Le immagini umane sono invece realizzate con IA, e ispirate ai personaggi che animano le celeberrime opere.

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Turandot

La scenografica è ispirata a “Turandot”, dramma lirico di Giacomo Puccini, rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nel 1926. 
Il dramma racconta della gelida e sanguinaria principessa cinese Turandot che si trasforma in donna innamorata dopo l’improvviso bacio di Calaf: “il suo nome è Amor”.
Eterna è l’aria “Nessun dorma”, una delle più famose romanze della storia della musica, resa celebre anche da un’interpretazione di Luciano Pavarotti.
"Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All’alba vincerò! Vincerò! Vincerò!"

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Novecento

Un pianoforte al centro della scena. La grande sala delle feste del transatlantico Virginian. Ecco la scenografia del monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco nel 1994, che racconta la storia del pianista soprannominato Novecento. Un bambino abbandonato sul piroscafo e cresciuto da un marinaio, che passerà la sua intera vita a suonare, incantando i viaggiatori, senza mai scendere a terra. 
Celebre la trasposizione cinematografica del libro, che diventerà “La leggenda del pianista sull’Oceano” diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da Tim Roth, con l’indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone. 
“Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era”.

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Le città invisibili

La scenografia onirica si ispira al romanzo “Le Città Invisibili” (1972) dello scrittore italiano Italo Calvino. In un dialogo immaginario, Marco Polo, mercante e esploratore veneziano nato nel 1254, racconta all’imperatore mongolo Kublai Khan delle città che ha visto durante i suoi viaggi. Le 55 città inventate narrate nel romanzo hanno tutte un nome femminile, essendo un omaggio, un sogno o una visione dedicata al femminile. Le loro descrizioni fantastiche ci interrogano su come concepiamo una città, reale o immaginaria, e su come percepiamo la realtà. Fedora è il nome della città rappresentata nella scenografia. Al centro di Fedora sorge un palazzo grigio con una sfera di vetro in ogni stanza, e guardando all’inter-no di ogni sfera si può vedere una città blu, che è un modello di un’altra Fedora.
Una meditazione sull’esperienza umana urbana, sui desideri e le paure del mondo moderno.
“Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.”

Un ringraziamento al prof. Massimo Voghera e agli studenti dell'Accademia Albertina delle Belle Arti che hanno messo a disposizione i loro lavori.