Cosa significa disegnare occhiali oggi?

Come valorizzare il prodotto in un mondo in cui le tendenze cambiano velocemente e le persone cercano sempre più identità nei prodotti che scelgono.

Durante OPTI 2026, la nostra Responsabile ufficio stile, Irene Chinaglia, ha partecipato ad un "round table" insieme all' analista di trend Niels Holger Wien. Un Design Talk dedicato al design e all’evoluzione del settore.

In un mondo pieno di tendenze, quanto influenzano il tuo lavoro di designer?

La moda è sempre esistita, ma oggi è diventata globale e soprattutto velocissima. Le tendenze nascono continuamente: alcune durano pochissimo, altre riescono davvero a diventare moda. Il punto è che non tutte hanno un futuro. Per questo, secondo me, ignorarle completamente non è possibile, ma bisogna saper scegliere.
Il lavoro di un designer è proprio questo: selezionare ciò che ha davvero valore e che può durare nel tempo. Non si tratta solo di seguire quello che succede oggi, ma di interpretarlo in modo coerente con i valori del marchio, con attenzione al bello, al ben fatto e alla qualità del prodotto.
Oggi il problema è la velocità con cui cambiano le mode: spesso durano una stagione e questo apre anche una riflessione sulla sostenibilità, non solo ambientale ma anche culturale ed economica.

Le abitudini dei consumatori stanno cambiando e tutti cercano qualcosa di più personale. Come influisce questo nel design degli occhiali?

Fin da quando esiste il design industriale c’è sempre stata una tensione tra due cose: da una parte la produzione standardizzata, dall’altra il desiderio di unicità.
Nel caso degli occhiali questo è ancora più evidente. Un occhiale è un oggetto molto particolare: lo indossiamo sul viso e cambia davvero il modo in cui gli altri ci vedono.
Per questo chi disegna occhiali deve pensare a forme, colori e proporzioni capaci di adattarsi a persone diverse, ai loro gusti e alla loro fisionomia. L’obiettivo è offrire varietà e personalità, ma senza cadere nel capriccio di tendenze troppo effimere.

E chissà che in futuro, con nuovi metodi produttivi meno seriali, non si possa arrivare davvero a creare pezzi sempre più personalizzati.

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Dove trovi ispirazione quando lavori su colori e materiali?


Un po’ ovunque, in realtà.
Può arrivare da una mostra, da un oggetto, da una tecnica di lavorazione, da qualcosa che non ha nulla a che fare con gli occhiali, da una frase in un libro oppure semplicemente osservando come le persone usano gli oggetti.

L’ispirazione, però, non arriva a comando. È più una stratificazione di esperienze, studi e curiosità che a un certo punto si mette insieme e prende forma. Prima c’è tanta osservazione. Poi arriva quel momento in cui l’idea si chiarisce e capisci come svilupparla.

Che rapporto c’è, per te, tra forma e colore?

Le forme cambiano lentamente e spesso raccontano interi periodi di stile. Sono legate alla forma dell’occhio, ai materiali, ai volumi e anche a questioni tecniche.
Il colore invece segue ritmi più stagionali, anche se alcune palette tornano nel tempo con sfumature diverse. Spesso siamo attratti prima dai colori che dalle forme.
Per VANNI il colore è uno dei pilastri del brand: c’è un grande lavoro di ricerca su tonalità e finiture, proprio perché anche su un oggetto piccolo può fare una grande differenza.
Trovare la forma giusta è complesso, ma ha anche una base tecnica. Il colore invece è più difficile, perché entra in gioco il gusto, la cultura, la sensibilità.

Come combini forma ed elementi decorativi nei tuoi progetti?

In realtà tendo a usare poco elementi decorativi “aggiunti”. Preferisco che il carattere dell’occhiale nasca direttamente dalla struttura del prodotto.
Probabilmente questo deriva anche dai miei studi in architettura. Mi interessa lavorare sui volumi dei materiali, sulla continuità tra frontale e aste, su piccoli dettagli che possono rendere l’oggetto riconoscibile.
Non è semplice, ma quando l’essenziale riesce già a creare identità - senza bisogno di decorazioni extra - allora quello è vero design.